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TeaTime

Alte, basse, strette, larghe. Addirittura la mezza tezza! Sì…ne ho davvero abbastanza. Eppure quando entro in un negozio in cui sono esposte, non posso fare a meno di guardarle estasiata. Mi catturano. L’idea dell’inverno, avvolta in una calda coperta sul divano, con un buon libro e una tazza di the fumante accanto…mi rende serena.
Dentro ognuna c’è un ricordo da assaporare; le persone a cui è legata escono danzando con il fumo ed i profumi, attratte dal richiamo della memoria.
Allora le mie tazze sono tante, ma mai troppe.
Ed ora che ho scoperto le sciarpine…come potrò resistere?

Genuinità

Oggi nella borsa ho una manciata di sorrisi in più.
Quelli di qualcuno a cui voglio bene.
Quelli di chi non avevo mai visto prima.
I miei.
E sono più ricca.

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Poesia dorsale

Noi.
La passeggiata ad occhi chiusi nel giardino d’acqua:
il suono di mille silenzi.

Poesia dorsale

Priorità

A trent’anni, trentuno per la precisione, le priorità cambiano.Un tetto, un lavoro sicuro  – cosciente che sia pura utopia – , una famiglia, valori. Studiare?
Anche no. Rientrare a casa dopo una giornata lavorativa, lanciare le scarpe.Accendere candele profumate e con una tazza fumante di the sprofondare sul divano con un buon libro come compagno.
Ho passato mesi a parlare delle mie priorità.
E poi succede che un lunedì dei tanti mi sveglio, esco, mi arrabbio con quel pedone che non guarda prima di attraversare e con quell’automobilista che occupa la strada.
Arrivo a destinazione e mi danno una notizia che cambierà drasticamente questo lunedì dei tanti.
Risalgo in macchina e ripenso alle mie priorità banali, mentre mi fermo per far attraversare un pedone al di fuori delle strisce e mi accodo all’automobilista che procede con fare lento.
Ora ho solo una priorità: passare più tempo possibile con le persone a cui si vuole bene, senza rimandare a domani.
La vita è una sola e non si può sprecare tempo prezioso.

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[…ti voglio bene…ce la farai…]

Perchè quando mi capita di stargli accanto, sento quell’odore che mi riporta indietro nel tempo. Mi viene in mente quando le mie nonne aprivano l’armadio per tirare fuori il vestito buono della domenica. Lo stesso odore del cappello e della giacca di mio nonno ed il ricordo di quando fremeva per uscire e andare a giocare a bocce; quando con la stessa premura tornava tutti i giorni alla stessa ora perchè non poteva perdere la Zanicchi con “Ok il prezzo è giusto”.
Anche le loro credenze hanno quell’odore. Qualcuno arriccia il naso al solo pensiero, non io.
Ricordo quelle bellissime scatole di latta con dentro le caramelle rossana, quelle ripiene di liquori, gli spicchi di arancia, mandarino e limone… Mio zio che sottovoce diceva “Prendine una” e come per magia sbucava mia zia che con il vocione lo rimproverava “Renzo, deve ancora cenare”…e poi guardinga afferrava un’altra scatola di latta ripiena di biscotti.
Io, soddisfatta, tornavo a casa con una caramella nella mano sinistra e un biscotto nella mano destra, sorridendo felice mentre mia madre, con fare compiaciuto, sentenziava “Quanto ti viziano…!”.
Sentivo quel profumo anche nella camera dispensa della mia zia Ines. Da piccola avevo un po’ timore di quella stanza, buia con un odore strano. Ma ricordo che ero felice quando lei ed Elvia entravano lì…perchè voleva dire che presto si sarebbe mangiato qualche piatto delizioso cotto in quella stufa tanto diversa da quella che avevamo a casa nostra. Era marrone, si riempiva con la legna e sul ripiano c’erano dischi che con un ferro dalla punta arcuata venivano alzati da mia zia. Era affascinante stare lì seduta a guardare i preparativi di pasti che sarebbero stati pieni di gioia e risate. Io apparecchiavo…e aprivo le ante di vetro di una credenza a muro piena di bicchieri. Riesco ancora a sentirne l’odore…

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È il profumo dell’infanzia.
Così rassicurante…

Estro

Che sia creatività, che sia stravaganza o anche fantasia, non può essere pilotato.
Scrivere.
Ho deciso di farlo rientrare nella categoria Estro.
Non importa che si argomenti di politica, di studi, di ricette,
per dovere o per diletto;
rapisce la mente in un vortice di parole e punteggiatura che si rincorrono
volteggiando come foglie autunnali in balia del vento.
Il movimento rotatorio della penna durante la scrittura.
Certo, un’immagine un po’ insolita.
Non il ticchettio leggero dei tasti di un computer,
nè l’incantesimo dell’ incedere incostante di una macchina da scrivere.
[La macchina da scrivere,
quali ricordi,
quali immagini:
un uomo sotto il suo cappello, con un gilet gessato grigio;
una donna nascosta dai suoi occhiali che ne igannano l’apparenza]
Una penna che danza su di un foglio bianco lasciando la sua essenza indelebile.
Ecco.
La scrittura è essenza di sé.

Tempo

Il tempo regala, il tempo toglie.
Momenti di felicità si alternano al dolore lancinante di una pedita, di un abbandono, della paura.
Il tempo di un pensiero, che dura nel tempo.
Il tentativo di cancellare quei momenti è direttamente proporzionale al dolore che ci provoca non poterli recuperare, ma la riuscita dell’intento assume caratteri inversamente proporzionali all’importanza che quegli stessi istanti hanno avuto nella nostra vita.
Tanto tempo è passato…tanti fatti avvenuti.
…alcuni li ho guardati, inerme.
Il tempo è senza tempo. Ieri, ora, sempre.
Non importa quanto sia passato, le persone incontrate, i momenti vissuti. Alcuni ricordi sono e rimarranno indelebili nel tempo, la cui percezione diventa aleatoria nei suoi contorni sfumati. Gli anni passati diventano giorni ed i minuti si trasformano in anni.

Custodito gelosamente dentro di me in un’interazione tra cuore e mente per cui convergono suoni, parole ed immagini,
il tuo ricordo non svanisce,
pur consapevole di essere solo un ricordo.

Kaiten-zushi

Ti passa davanti e lo afferri.
Vorrei sistemare alcune persone sullo stesso nastro.
Ecco…